di Maurizio Gazzaniga

Un sorprendente viaggio alla scoperta del mondo invisibile nascosto all'interno di un acquario d'acqua dolce
 
 
 

 

OSSERVIAMO LE TECAMEBE



All’interno di un acquario d’acqua dolce si “nascondono” organismi la cui esistenza, per chi non ha mai posto gl’occhi ad un microscopio, è forse difficilmente immaginabile. Probabilmente la maggioranza delle persone conoscono un’ameba anche solo per sentito dire. Ma quanti, invece, hanno mai visto od anche solo semplicemente sentito parlare delle amebe corazzate? Che cosa si cela dietro a nomignoli quali ameba lumaca, ameba conchiglia, animaletto a vetro d’orologio o botticella gialla? Dietro a questi ed altri appellativi  più o meno curiosi od addirittura bizzarri,  troviamo una categoria di Sarcodina racchiusi entro un guscio che prende il nome di teca. Questa può essere di natura chitinoide o silicea, quando secreta dal citoplasma, oppure costituita da materiali estranei immersi in una matrice cementante. Il protista aderisce alla parete interna della teca da cui, attraverso un’apertura più o meno ampia, a seconda delle specie, può sporgervi con l’emissione di soli pseudopodi o con l’intero corpo.Posssiamo trovare questi particolari ospiti dei nostri acquari un po' ovunque, dal fondo al filtro e sono sempre qualcosa a cui vale la pena di riservare un po' di attenzione.



Obbiettivi

  • Teca
  • Stomi
  • Pseudopodi

Materiale

  • Detriti di varia natura
  • Pipetta di plastica
  • Pinzetta
  • Vetrino portaoggetti
  • Vetrino copri oggetti
  • Conta gocce
  • Carta assorbente

Preparazione

Con l’ausilio di una pipetta in plastica, occorre prelevare un po’ di detriti dal fondo di un acquario o da un filtro in funzione da almeno un paio di settimane. Si suggerisce di prestare anche una particolare attenzione alla patina oleosa facilmente riscontrabile in un classico filtro interno a scomparti. Spesso in questi biofilm, infatti, non è difficile riuscire a rinvenirvi numerose tecamebe. Il materiale così raccolto, va distribuito in piccole gocce al centro di alcuni vetrini portaoggetti preventivamente ben puliti e sgrassati di modo da poterlo esaminare al microscopio a basso ingrandimento. Le tecamebe più grosse ci appaiono come delle macchie scure di forma tondeggiante ben contrastate e, dunque, facilmente individuabili.A questo punto, impugnato un  vetrino coprioggetti tra indice e pollice della mano destra  lo si pone a contatto con l’acqua del preparato di modo che s’instauri una certa tensione superficiale. Aiutandosi con le pinzette per non farlo scivolare, si tiene fermo il bordo del coprioggetti a contatto col vetrino portaoggetti e lo si adagia sino a dove possibile in maniera graduale e lenta. Si tratta questa di un’operazione critica che, almeno le prime volte, può risultare alquanto difficoltosa. Tuttavia, col tempo non è difficile acquisire  quella necessaria manualità capace di farci compiere al meglio questo delicato passaggio. Al termine delle operazioni sopra esposte, qualora l’acqua risulti troppa, si pone facilmente rimedio assorbendone l’eccesso per mezzo di carta assorbente. All’opposto se l’intercapedine tra vetrino portaoggetti e vetrino coprioggetti non è interamente occupata d’acqua si deposita una goccia d’acqua sul portaoggetti a contatto col coprioggetti che, per capillarità, viene richiamata al di sotto di quest’ultimo. Quasi sempre ci troveremo ad affrontare condizioni caratterizzate da un eccesso d’acqua a cui è bene porre rimedio. Non dimentichiamoci infatti che i migliori risultati, sia da un punto di vista osservativo che fotografico, si ottengono soltanto con un’appropriata quantità d’acqua.


Osservazione

Dopo aver posizionato il vetrino sul tavolino portaoggetti, si utilizza il sistema di coordinate per fare in modo che il preparato venga posto in corrispondenza del condensatore variabile. Come sempre un primo esame è da effettuarsi a basso ingrandimento (40x – 60x). Una volta individuato un esemplare si passa subito ad un ingrandimento maggiore. In genere un’osservazione tra i 200 e 400 ingrandimenti è quella ideale per  consentirci  di cogliere i principali dettagli di questi protisti. A forte ingrandimento, la teca ci appare di differenti sfumature di color bruno, di forma sferica ad esempio in Arcella vulgaris, dentellata in Arcella dentata o con grossi aculei in Centropyxis aculeata.


 
Centropyxis aculeata, campo chiaro - 400x.
Chiaramente visibili in fotografia i tre obiettivi dell'osservazione.



   
 
Arcella vulgaris, campo chiaro - 400x.
Comune tecameba facilmente rinvenibile tra le piante acquatiche.
 
Arcella dentata, campo chiaro - 400x.
Altra comune tecameba dall'inconfondibile sagoma.


Lo stoma può essere di varie dimensioni, centrato o decentrato. In Arcella megastoma, questo raggiunge considerevoli dimensioni. Per trasparenza, all’interno della teca è facilmente osservabile il protista. Gli pseudopodi che emette, possono essere singoli, radi  o molteplici e di varia forma e dimensioni a seconda delle specie. Molto più spesso di quanto auspicabile, di questi interessanti organismi ritroveremo soltanto i gusci vuoti. Questo, però, non deve scoraggiarci perché, presto o tardi, riusciremo senz’altro a ritrovarne qualcuno vivo.

 

 

 

 
 

         
         
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