Dopo esserci occupati di un microscopio semplice, ovvero la lente d’ingrandimento, e fatto conoscenza con un microscopio stereoscopico, una “variazione sul tema” del microscopio composto, è giunto finalmente il momento di gettare uno sguardo anche al microscopio biologico ovvero allo strumento per eccellenza col quale poter indagare a fondo nel microcosmo che si nasconde nei nostri acquari. Su questo prezioso strumento cercheremo di spendere qualche parola in più anche se per maggiori informazioni e, dunque, per una trattazione certamente più approfondita non si può che rimandare ai testi riportati in bibliografia.

Figura 4. Microscopio biologico professionale accoppiato ad una camera digitale in grado sia di fissare singole immagini che di realizzare filmati.
Sul mercato è senz’altro possibile trovare una vasta gamma di modelli, dai più semplici ai più professionali, in un ambito molto vario di prezzi ed indistintamente caratterizzati da una certa gamma di accessori sia in dotazione che a corredo. Come orientarsi allora? Se siete davvero certi della passione che vi anima, la soluzione migliore è quella di orientare la scelta su di uno strumento di tipo professionale. Un simile acquisto è destinato ad offrirvi moltissimi anni di proficuo utilizzo, ripagandovi ampiamente dello sforzo economico non indifferente sostenuto per l’acquisto. In caso contrario anche uno strumento più economico, in genere definito come da studio o didattico, qualora scelto sulla base di ben precisi criteri non va certamente disprezzato. Tale strumento potrà ugualmente soddisfare le vostre aspettative per molto tempo ed in particolare una volta ampliatane la dotazione di base. Ad ogni modo, qualunque sia lo strumento da voi scelto, quello da acquistare deve possedere alcuni importanti requisiti che, qualora non soddisfatti dal modello in esame, dovrebbero farci desistere dall’acquisto. Le caratteristiche basilari che un buon microscopio deve possedere sono pertanto:
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Un robusto stativo in grado di conferire stabilità a tutto l’insieme. Un dispositivo di messa a fuoco macrometrico per gli spostamenti grossolani ed uno micrometrico per la messa a fuoco fine agenti sul tavolino portaoggetti. Nei modelli di fascia più alta, normalmente, questi controlli si presentano come coassiali e garantiscono una migliore comodità d’utilizzo. Un tavolino portaoggetti munito di carrello traslatore per lo spostamento dei preparati. Se acquistate un microscopio privo di un carrello traslatore ed al cui posto vi sono due semplici mollette ferma preparati, accertatevi che quest’ultimo faccia parte della necessaria dotazione d’accessori coi quali poter implementare quantoprima lo strumento. Un adeguato sistema d’illuminazione, preferibilmente con la possibilità di regolare l’intensità luminosa. Un condensatore variabile regolabile in altezza munito di diaframma ad iride e portafiltri. Una torretta rotante quadrupla in grado, se possibile, di alloggiare obiettivi parafocali.
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La possibilità di sostituire il tubo monoculare con uno binoculare o trinoculare qualora ci si voglia dedicare assiduamente alla fotomicrografia. . Un tubo binoculare non garantisce una migliore visione; ma certamente osservarvi attraverso è senz’altro più agevole che non il farlo con uno monoculare. La testata trinoculare è, invece, indispensabile qualora si voglia collegare al microscopio una macchina fotografica di tipo reflex.
Normalmente i microscopi vengono commercializzati con un corredo standard di ottiche che comprendono obiettivi da 4x, 10x, 40x e 100x con un oculare od una coppia di oculari da 10x in grado di fornire rispettivamente 40, 100, 400 e 1000 ingrandimenti. Nei modelli da studio più semplici l’obiettivo da 100 è sostituito con uno da 60x per un ingrandimento massimo supportabile dallo strumento di 600 volte. Per una maggiore completezza, sarebbe da preventivare sin da subito l’acquisto di un oculare o coppia di oculari da 15x e di un obiettivo da 20x. Soprattutto l’obiettivo da 20x accoppiato ad un oculare da 10x con i 200 ingrandimenti ottenibili si rivelerà estremamente utile per molte osservazioni ed in particolare quando concernenti i protisti. Un ultimo ed importante aspetto da sottolineare è dato dal fatto che molte case costruttrici, oggigiorno, forniscono microscopi con ottiche corrette all’infinito. Che significa questo? In sostanza che non esiste più una lunghezza meccanica fissa tra obiettivi ed oculari come avveniva nei sistemi tradizionali. Un tempo ed a seconda dei costruttori, infatti, la distanza tra le ottiche poteva essere di 160, 170 o 210 mm e l’introduzione di componenti aggiuntivi andava inevitabilmente ad allungare tale distanza comportando aberrazioni di varia natura. Con le ottiche corrette all’infinito, il costruttore si semplifica la vita, non dovendo più ricorrere a complicati artifici tecnici per minimizzare le aberrazioni e da qui la sempre maggiore diffusione di queste ottiche. Nella scelta di uno strumento, dunque, è consigliabile anche tenere presente questo fatto, in quanto ottiche tradizionali ed ottiche corrette all’infinito almeno in teoria non sono intercambiabili. Questo ci preclude la possibilità, qualora si decida per l’acquisto di uno strumento con ottiche corrette all’infinito, di usufruire ad esempio del vasto mercato dell’usato dove ottiche tradizionali ed anche di estrema qualità vengono spesso offerte a prezzi estremamente vantaggiosi
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